La mostra di Giuseppe Pellizza da Volpedo alla Galleria d'Arte Moderna di Milano rende onore a un grande maestro della pittura italiana a cavallo tra Otto e Novecento, rivelandone la produzione meno nota e illustrandone l'evoluzione stilistica, dai modi dei Macchiaoli alla tecnica del Divisionismo, che ne ha fatto uno dei precursori della modernità.
GAM
Via Palestro 16
Soci e minorenni - 22,00€
Non soci - 25,00€
VISITA GUIDATA
Guida: Giorgia Perin
VENERDÌ 16 gennaio, ore 14.45
Nato nel 1868 a Volpedo, piccolo borgo agricolo in provincia di Alessandria, Giuseppe Pellizza manifesta sin da ragazzo una propensione per il disegno che spinge il padre, conoscente del mercante d'arte Alberto Grubicy, a far studiare il figlio all'Accademia di Brera a Milano.

La formazione di Pellizza segue un
lungo iter:
dopo Milano, è a Roma, studente
dell'Accademia di San Luca e
dell'Accademia di Francia; dopodiché
a Firenze, dov'è allievo di grande
protagonista dell'esperienza dei
Macchiaioli, Giovanni Fattori; in
seguito giunge a Bergamo, dove
segue i corsi del talentuoso ritrattista
Cesare Tallone e infine, nel 1890,
frequenta per breve tempo
l'Accademia Ligustica di Genova,
dove rincontra Plinio Nomellini,
conosciuto in Toscana.
Nella sua breve ma intensa carriera Giuseppe Pellizza praticò l'arte pittorica con assoluta dedizione, traendo ispirazione dal proprio contesto, familiare e contadino, rivolgendo al contempo grande attenzione ai movimenti di protesta che scoppiavano nelle città. Riuscì a tenere assieme la dimensione privata a quella universale proponendo una personale sintesi di Realismo e Simbolismo, di cui il Quarto Stato è perfetta testimonianza.

Tra i passaggi più suggestivi dell'itinerario di visita si distingue la sezione dedicata alla genesi de Il Quarto Stato, con l’esposizione dei grandi cartoni preparatori, testimonianza tangibile della cura con cui Pellizza costruiva le sue opere e del legame con la grande tradizione pittorica ottocentesca. L’esposizione dialoga con le opere di Segantini e Previati presenti alla GAM, permettendo di cogliere la portata collettiva dell'esperienza divisionista, che avrebbe influenzato perfino l’avanguardia futurista.
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